Sabato 10 marzo 2018.
C’era quel sole che punge, tipico delle giornate di marzo in quota, e una coltre di neve che avvolgeva i Sibillini come un lenzuolo bianco. Sapevamo che la Tirreno-Adriatico sarebbe passata di lì, ma non sapevamo che quella data avrebbe cambiato le nostre vite.
Avevamo puntato quel posto da tempo: una piazzola in breccia, proprio lì, al sesto tornante che da Sarnano si arrampica verso Sassotetto. Un punto strategico, un balcone sulla fatica.
Siamo arrivati che l'aria era ancora gelida, ma il cuore già bolliva. Non eravamo lì solo per guardare: eravamo lì per accogliere. Abbiamo aperto il tavolino e, mentre il mondo intorno ancora dormiva, eravamo già lì a fettare salame e pecorino.
E poi il tocco di genio, quello che ogni ciclista di passaggio avrebbe ricordato: il boccione di rosso infilato dritto nella neve fresca. Per chi saliva, sembrava un miracolo: il vino che sgorgava direttamente dalla montagna ghiacciata.
Un porto franco a 1000 metri
Dalle otto del mattino, la strada ha iniziato a prendere vita. Ciclisti che sognavano di essere campioni, motociclisti, curiosi in auto. Non ne abbiamo lasciato scappare uno. Ogni persona che passava veniva "agganciata" dalla cordialità di Nicola e dalla passione di Luigi.
"Fermati, bevi un bicchiere, mangia una fetta!"
In poche ore, quel pezzetto di breccia si è trasformato. Non eravamo più quattro amici, eravamo una folla. Gente che non si era mai vista prima rideva, scherzava e condivideva il pane come se ci conoscessimo da una vita. Abbiamo scoperto che il cibo e il vino sono il linguaggio universale del tifo, capace di trasformare sconosciuti in fratelli di strada.
Il passaggio dei professionisti
Alle 16:00 il silenzio della montagna è stato rotto dal sibilo delle ammiraglie. In un attimo, l'atmosfera è cambiata: il rispetto per la corsa prima di tutto. Ci siamo schierati al bordo della strada, con il sapore del salame ancora in bocca e l'adrenalina nel sangue, a urlare tutta la nostra voce per i professionisti che faticavano su quelle pendenze.
Un passaggio rapido, epico, un lampo di colori e fatica che ha dato un senso a tutta quell'attesa.
La promessa
Siamo tornati a casa con le guance rosse per il sole e per il vino, ma soprattutto con una gioia nel cuore difficile da spiegare a parole. Avevamo creato qualcosa. Un appassionato rimase talmente colpito che scrisse un pezzo su di noi (che potete leggere qui).
Scendendo verso valle, ci siamo guardati e lo abbiamo capito senza dirlo: non sarebbe stata l'unica volta. Il Tornante Sei era nato, ed era destinato a restare.